“Dottoressa ma secondo lei quanto dovrei perdere? Qual’è il mio peso ideale?”
Ti sembrerà strano ma io non stabilisco mai con i miei pazienti un “obiettivo da raggiungere” alla prima visita.
Perché la risposta più onesta alla domanda sarebbe:
“Ma io come faccio a saperlo?”
E se rispondo così a un paziente in prima visita è possibile che pensi che io sia pazza, quindi gli dò il tempo di conoscermi prima di trarre certe conclusioni.
Stabilire a priori un peso ideale senza conoscere bene il paziente e sopratutto senza sapere come si troverà con le indicazioni alimentari fornite è davvero difficile.
Solo grazie alle visite di controllo un professionista può avere gli strumenti giusti per definire quale potrebbe essere un range di peso salutare (e anche in quel caso si tratta comunque di obiettivi che possono cambiare nel tempo).
Perché allora si parla così tanto di peso ideale?
Per colpa del BMI.
INDICE DI MASSA CORPOREA (BMI)
Quando l’obiettivo è il dimagrimento ci si chiede “quanto peso bisogna perdere” perché si pensa che esista un peso ideale a cui ambire.
Cos’è questo “peso ideale” che spesso troviamo scritto nei referti medici, riviste etc?
Il peso ideale è un numero che viene calcolato in base all’indice di massa corporea (BMI).
Hai sentito parlare del BMI?
E’ un numero che classifica le persone in base al peso, si calcola banalmente dividendo il peso per l’altezza al quadrato (peso/(h)^2). Il risultato ti dirà che:
- Se hai un BMI <18 sei classificato come sottopeso
- Se hai un BMI che si trova fra 18 e 25 sei classificato come normopeso
- Se hai un BMI che si trova fra 25 e 30 sei classificato come sovrappeso
- Se hai un BMI superiore a 30 iniziano i vari gradi dell’obesità
LIMITI EFFETTIVI DEL BMI
Classificare le persone in base a un calcolo è già di per sé limitante.
Classificare le persone in base a una calcolo che tiene di conto solo di due varianti è ancora più limitante.
Il BMI non tiene di conto di tantissimi fattori fondamentali che servono a distinguere le persone come singoli individui, i più banali:
- il genere: un uomo o una donna della stessa altezza dovrebbero avere lo stesso range di “normalità”
- lo stile di vita: svolgere regolarmente attività fisica o fare una vita sedentaria comporta delle grosse differenze in termini di composizione corporea. La massa muscolare pesa, hai mai provato a calcolare il BMI di un body builder? Probabilmente verrebbe classificato come persona obesa.
- l’etnia: se guardiamo l’indice di massa corporea una persona che proviene, ad esempio, delle filippine dovrebbe avere gli stessi parametri di peso di una persona nata e cresciuta nel Nord Africa
Ma possiamo parlare ancora di molte cose.
Ad esempio, il BMI non valuta la tua storia del peso e in riferimento a questo mi viene sempre in mente quando in chirurga bariatrica (la chirurgia dedicata al trattamento dei pazienti affetti da grande obesità) sento dai chirurghi frasi come:
“Prima dell’operazione pesava 150kg, ora ne pesa 90kg, va bene eh ma dobbiamo raggiungere il BMI normopeso per poterci definire soddisfatti”
Come se una persona che ha perso 60kg non si possa considerare già soddisfatta perché non ha oltrepassato una certa soglia, una soglia definita da un calcolo così banale.
Potremo continuare all’infinito: Il BMI non tiene di conto della percentuale di grasso corporeo, della sua distribuzione, dei fattori genetici, dello stile di vita e delle abitudini alimentari, delle condizioni economiche, sanitarie, sociali e così via.
Insomma il BMI da solo non basta.
Il BMI non è inutile, ma è un parametro che da solo non può dirci tutto, va saputo usare e valutare.
Se usiamo solo il BMI per valutare lo stato di salute in relazione alla dieta è solo perché siamo carenti in termini di diagnosi e cura e non abbiamo altri strumenti (necessari) per valutare le persone clinicamente (che si parli di popolazione o di visite individuali).
Nessun clinico dovrebbe utilizzare solo il BMI per valutare un paziente, è sempre necessario fare una valutazione complessiva (non per forza nella prima visita) utilizzando:
- Composizione corporea
- Esami ematochimici
- Valutazioni funzionali
- Valutazione psicologica (basic, non certo approfondita perché quella si rimanda solo ed esclusivamente alle figure competenti)
- Esami strumentali
- Valutazione delle comorbidità e delle complicanze
E se ti sembra “esagerata” come prassi sappi che è tuo diritto pretendere che un professionista ti valuti nel miglior modo possibile.
IL PESO IDEALE
Il cosiddetto “peso ideale” è una formula ancora più astratta, anzi direi “fredda”.
Viene preso come riferimento il BMI di 22.5 (la media fra 18 e 25, ovvero il range di normalità del BMI) e ci si chiede quanto debba pesare una persona alta X se vuole raggiungere quell’indice di massa corporea.
E’ in pratica un numero assolutamente impersonale, frutto solo di calcoli matematici, che non tiene di conto di niente di reale se non dell’altezza.
Se nel BMI possiamo trovare ogni tanto qualche spiraglio di utilità, nel peso ideale anche se ci impegniamo non possiamo trovare niente di attendibile.
ADOLF QUETELET
Sai chi ha inventato il BMI?
Adolf Quetelet.
Un medico? No.
Su Wikipedia si legge:
“Astronomo e statista belga, noto sopratutto per l’elaborazione del concetto di uomo medio[…] Nel 1869, ristampa La physique sociale (opera del 1835, considerata il suo principale scritto di statistica), nel quale cerca di studiare l’uomo con il calcolo delle probabilità, cercando le meccaniche che regolano il comportamento fisico, intellettuale e morale non dei singoli individui ma di un ipotetico uomo medio.”
Il BMI è stato inventato circa 200 anni fa da un accademico che cercava un modo per definire l’uomo medio, che secondo lui rappresentava un ideale sociale.
Quetelet credeva che la media matematica di una popolazione fosse il suo ideale e la formula del BMI (inizialmente chiamato indice di Quetelet) è stata trovata grazie a studi svolti basati esclusivamente sulle dimensioni e sulle misure di partecipanti francesi e scozzesi.
In pratica il BMI è stato ideate esclusivamente da e per i maschi bianchi dell’Europa Occidentale.
Come nota aggiuntiva (più o meno importante, decidi tu, a mio avviso mette i brividi) sappi che entro il secolo successivo l’indice di Quetelet è stato utilizzato per giustificare il razzismo scientifico, quello su cui si è fondata anche la criminologia positivista di Cesare Lombroso, che credeva che le persone nere e di colore fossero più propense alla criminalità in base alle loro caratteristiche fisiche (grazie a “Belle di faccia” per questi spunti).
Insomma, il lavoro di Quetelet non è mai stato inteso come misura del grasso corporeo, della corporatura o della salute individuale, per il suo inventore il BMI era un modo di misurare le popolazioni, non gli individui, ed era progettato per scopi statistici, non per la salute individuale.
E OGGI?
Conoscere il BMI di un paziente è sicuramente un qualcosa di utile, ma è solo una delle tantissime caratteristiche di una persona.. e sicuramente non la più importante.
Piano piano si sta riconoscendo l’ingiustificato abuso del BMI come indicatore di salute.
Conoscendone la vera storia si intuisce facilmente quanto non abbia un reale fondamento scientifico in relazione alla salute.
Non essere nella media non significa non essere in salute.
Possono esserci delle correlazioni fra BMI e problematiche di salute?
Certo, ma non è l’unica cosa da tenere in conto e sopratutto non è detto che il BMI sia la causa di tali problematiche.
Lo stile di vita è un indicatore molto più efficace e rispetta la nostra identità, quella che ci vuole come individui unici, non “medi”.
IN CONCLUSIONE
Non chiederti qual’è il tuo peso ideale quando inizi un percorso nutrizionale, o meglio.. chiederselo è assolutamente lecito, ma prova a ragionare anche su altro.
Insieme al professionista che ti segue cerca di inquadrare bene le tue priorità, i tuoi obiettivi e sopratutto come stai e come ti senti quando metti in pratica le indicazioni che ti sono state date. Tieni a mente la tua storia, il tuo rapporto con il cibo e con il tuo corpo.
Un buon equilibrio può essere un compromesso fra i tuoi obiettivi e il tuo peso naturale, ovvero quel range di peso nel quale siamo liber* di vivere l’alimentazione in maniera serena.



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