eritritolo

Eritritolo e altri dolcificanti: perché è importante moderare l’uso

Qualche settimana fa è uscita una notizia che ha fatto molto scalpore.

Secondo un importante studio pubblicato dalla rivista scientifica Nature Medicine il consumo di eritritolo, un dolcificante molto in voga nel mondo “fit”, sarebbe associato a coagulazione del sangue, infarto e ictus.

Tutti fattori che aggraverebbero quindi il rischio cardiovascolare.

Vediamo di capire meglio che cos’è l’eritritolo, che cosa è stato scoperto con questo studio e di cosa dovremo realmente preoccuparci quando si parla di dolcificanti.

Eritritolo

L’eritritolo ha lo stesso sapore e lo stesso aspetto dello zucchero, ma è caratterizzato da un apporto calorico quasi nullo. 

Dal punto di vista chimico si tratta di un polialcol.

Il suo utilizzo è cresciuto molto negli ultimi anni, entrando sempre di più a far parte degli ingredienti utilizzati come sostituti dello zucchero (sopratutto nelle diete ipocaloriche e nel mondo del fitness).

“The artificial sweetner erythritol and cardiovascular event risk”

Dato l’aumento di consumo di eritritolo (e altri dolcificanti) negli ultimi anni sono aumentati gli studi che indagano gli effetti sulla salute nel lungo periodo di queste sostanze.

Il 27 Febbraio 2023 la rivista scientifica “Nature Medicine” ha pubblicato uno studio epidemiologico (4000 persone esaminate in circa 3 anni) che ha evidenziato una correlazione fra il consumo di eritritolo e l’aumento del rischio cardiovascolare.

Vediamo di capire meglio cosa è stato scoperto.

L’esempio del caffè e del rischio di infarto

Lo studio di Nature Medicine ha preso in esame un’associazione, non un rapporto causa-effetto.

Ha quindi considerato il semplice verificarsi di due condizioni: la presenza di eritritolo nel sangue e l’aumento del rischio cardiovascolare in pazienti che hanno già una predisposizione.

Gli studi di questo tipo sono molto difficili da interpretare, perché sono pieni di “fattori confondenti”, ovvero fattori che possono invalidare il risultato finale.

Proviamo a fare un esempio:

  • Voglio capire se il consumo di caffè può essere considerato un determinante nell’infarto alle coronarie
  • Prendo un campione di popolazione di individui maschi con età compresa fra i 39 e i 59 anni (un campione che possiamo dire abbia una “predisposizione” maggiore al rischio cardiovascolare, come nel nostro studio) 
  • Divido la popolazione in chi consuma caffè e chi non lo consuma, la osservo nel tempo e a un certo punto analizzerò i dati che questa popolazione mi dà
  • Alla fine dello studio io avrò un risultato, potrò vedere ad esempio quanti hanno avuto un infarto nel gruppo dei bevitori di caffè e quanti nell’atro gruppo

Eliminare i fattori confondenti

Se alla fine del mio (ipotetico) studio sul caffè noto che ci sono più infarti fra il gruppo di bevitori di caffè..

Posso concludere che il caffè fa venire l’infarto?

No, perché ci sono troppi fattori confondenti.

Magari fra quei bevitori di caffè è maggiore il numero di persone che segue una dieta ricca di grassi, o che conduce una vita sedentaria o che fuma e così via.

Solo se eliminiamo i fattori confondenti possiamo capire se il caffè fa venire l’infarto.. o se l’eritritolo fa venire l’infarto.

Eliminare i fattori confondenti, come puoi immaginare, non è facile.

E’ questo il motivo per cui ogni studi che riguarda singoli alimenti o bevande specifiche va sempre preso con le pinze.

Quindi, nello studio pubblicato da Nature Medicine a provocare l’infarto sarà proprio il consumo di eritritolo?

Ovviamente non possiamo escluderlo, ma mi sento di dire che le cause vanno cercate anche altrove.

Cosa mangia chi consuma eritritolo?

Una delle domande più interessanti che ci possiamo porre in seguito a questo studio è chiederci che caratteristiche abbiano i consumatori di eritritolo.

Se ci concentriamo sull’aspetto nutrizionale, dalla mia esperienza ti posso raccontare che i consumatori di dolcificanti si dividono in:

  • Chi ha in dispensa tanti tipi di dolcificanti diversi, oltre allo zucchero, e li alterna in serenità
  • Chi consuma solo dolcificanti perché ritiene lo zucchero “pericoloso”
  • Chi utilizza dolcificanti al posto dello zucchero per “compensare” il consumo generale di dolci o altri cibi che ritiene “non sani”

Quest’ultimo gruppo sono decisamente la maggioranza.

In questi anni ho notato che:

  • Può sembrare un controsenso ma solitamente chi fa largo uso di dolcificanti è una persona che, in media, consuma più dolci. Chi consuma più dolci è probabile che conduca nel complesso una dieta più sbilanciata.
  • Inoltre, spesso questi prodotti innescano dei veri e propri meccanismo compensatori: ad esempio a volte si utilizza dolcificante nel caffè perché “almeno in quello lo zucchero lo evito”, comportamento che possiamo ritrovare in chi consuma abitualmente dolci in giornata.
  • C’è da dire, tra l’altro, che la presenza di dolcificanti sul mercato non ha ridotto l’acquisto del dolci, né ne ha regolato in alcun modo il consumo. Nella maggior parte dei casi chi consuma dolcificanti semplicemente li ha “aggiunti” alla sua dieta, non ne ha ottenuto alcun beneficio in termini di miglioramento delle abitudini alimentari nel complesso
  • Per concludere, l’utilizzo di dolcificanti spesso non aiuta a “disabituarsi” a consumare dolci, anzi, a volte amplifica il bisogno di zucchero. Questo avviene perché, banalmente, i dolcificanti dolcificano.. e molto più dello zucchero! Quindi chi li utilizza spesso non si disabitua a consumare cibi molto dolci, ma anzi, spesso ne è attirato molto di più.

Lo studio della WHO

Tutte queste sono solo considerazioni, basate sulla mia esperienza sul campo e non descrivono assolutamente il comportamento di tutti i consumatori di dolcificanti.

Ma sono delle considerazioni che in parte possiamo ritrovare anche in questo famoso documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità “Health effects of the use of non-sugar sweeteners: a systematic review and meta-analysis”.

In questo documento si conclude che i dolcificanti non hanno alcun impatto positivo sulla salute (in pratica: non servono), ma anzi possono più essere un rischio per la salute perché associati al rischio di obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e mortalità. 

Le cause?

Perché nella maggior parte dei casi (non tutti) l’utilizzo dei dolcificanti non è associato a una dieta sana e variegata, ma a un’alimentazione con un consumo elevato di cibi poco salutari. 

Non è l’eritritolo in sé il problema

Quindi ti sto dicendo di buttare nella spazzatura tutti i dolcificanti perché sono dannosi?

No, se si consumano con moderazione nel contesto di un’alimentazione sana e variegata non possono essere dannosi in alcun modo.

Ma guardando i risultati delle studio di Nature Medicine vale la pena chiedersi se il rischio cardio vascolare sia aumentato dall’eritritolo in sé (spoiler: probabilmente no) o se siano in generale le abitudini della maggior parte delle persone che consumano eritritolo ad esserlo.

E se invece fosse proprio l’eritritolo il problema?

La sicurezza dell’eritritolo come dolcificante alimentare è stata già ampiamente supportata dall’AIFA (Agenzia Italiana del farmaco), quindi io credo che possiamo dormire tutti sogni tranquilli.

Ma se invece si dimostrasse una relazione causa-effetto fra il consumo di eritritolo e l’aumento del rischio cardiovascolare allora potremo mettere tirare via tutti quegli insopportabili:

  • Tiramisù-fit
  • Cremina-fit
  • Dolce-fit
  • “Sta ceppa”-fit

Potremo smettere di credere che esistano ingredienti “magici” (eritritolo) e altri “velenosi”, che la causa dell’aumento di peso sia da attribuire solo ai singoli alimenti (zucchero) e non alla dieta e allo stile di vita nel suo complesso.

Anzi, questo potremo farlo anche se ci confermano che l’eritritolo è innocuo.

Perché il fenomeno dell’aumento del consumo di dolcificanti, specialmente fra i giovani, è spesso suggerito nel contesto di diete sbilanciate. Diete molto restrittive, con un basso apporto di carboidrati, dove la voglia di zucchero diventa famelica e si compensa attraverso il consumo di questi prodotti.

Ho sempre trovato piuttosto assurdo il consumo smoderato di dolcificanti e, da qualunque parte lo si guardi, non porta mai a niente di buono.

Basterebbe limitare lo zucchero, ma (come sempre) è un concetto forse troppo semplice.

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